

FUNERALI CON LA MESSA O SENZA MESSA: RISPETTO DEL CAMMINO DI FEDE
PERSONALE E CORAGGIOSO PASSO NEL FUTURO
Con questo scritto ho raccolto l’appello da più parti pervenutomi a provare a spiegare con chiarezza, ragionevolezza e delicatezza quella che è la scelta di questi mesi di inizio ministero a Vignate di cominciare a introdurre e proporre, come già fanno da tempo anche numerose parrocchie in Italia e nella nostra Arcidiocesi di Milano, le due forme liturgiche della celebrazione delle Esequie Cristiane: con la Messa e senza la messa vivendo la Liturgia della Parola.
Questa seconda formula celebrativa dei funerali non ci è per nulla completamente sconosciuta perché già la vivevamo quando un funerale
avveniva nei Venerdì della Quaresima Ambrosiana e il Venerdì/Sabato Santo durante la Settimana Santa. Dunque anzitutto mi pare sia opportuno domandarci: coloro a cui capita di vivere il Rito delle Esequie (Funerale) in quei giorni vivono una celebrazione di serie B? Sono in qualche modo penalizzati o viene meno qualcosa della preghiera di suffragio che la Chiesa offre per loro?
Credo che la risposta sia ovviamente: niente affatto… poiché anche il Messale Romano prevede anche questa seconda formula celebrativa (senza la messa) per le Esequie cristiane e veramente a rigor del vero prima della Riforma liturgica conseguente al Concilio Vaticano II (dagli anni settanta del novecento in poi) il modo consueto di celebrare il funerale dei fedeli cristiani era proprio
quello senza la Messa poiché la celebrazione dell’Eucarestia la si rinviava ad altri momenti (settima, trigesima, anniversario). Dunque ciò che si è scelto di praticare in questi ultimi 50 anni (celebrare il funerale con la messa) non rispecchia quello che per secoli si è vissuto, ma semplicemente lo si è pensato per la grande abbondanza di sacerdoti che potevano/dovevano celebrare l’Eucarestia quotidiana; oggi però la situazione è cambiata e sta cambiando sempre di più con sempre meno sacerdoti presenti nelle nostre parrocchie
e sempre più parrocchie unite con un unico o pochi sacerdoti in Comunità Pastorali.
A Vignate ormai è rimasto solo il parroco a celebrare l’Eucarestia (con qualche confratello che aiuta ma in maniera saltuaria e senza garanzie alcune…certo se avvenisse il miracolo della presenza stabile di un altro sacerdote nella nostra Parrocchia tutto sarebbe più semplice: nel senso che si potrebbe ancora rimandare ciò che ormai è questione solo di tempo in altrettante altre comunità), per ora però appunto a Vignate è rimasto solo il Parroco a celebrare l’Eucarestia pertanto è venuto il momento di cominciare a vivere e mettere in pratica anche l’altra forma di celebrazione delle Esequie che la Chiesa prevede
cercando di mettere in equilibrio quello che negli ultimi cinquanta anni si è potuto fare con quello che per lunghi secoli si è sempre fatto. E come fare? Proponendo di volta in volta per ogni singola celebrazione delle esequie la forma che più rispecchia il cammino di fede vissuto dal defunto e/o dalla sua famiglia chiedendo direttamente a loro di condividere il loro cammino di fede riassunto nella formula “credente praticante” o “credente non praticante”.
Non vi è chiaramente alcun desiderio di giudizio sulla vita di chi non c’è più o sulla sua famiglia (l’unico giudice è il Signore e solo Lui), ma semplicemente
si cerca di capire come meglio pregare per e con lui/lei rispettando il cammino di fede vissuto su questa terra: se la Messa era per il defunto/a o per la famiglia del defunto/a appuntamento settimanale consueto si vive ovviamente l’ultimo saluto con la celebrazione dell’Eucarestia altrimenti si celebra il rito delle Esequie con la Celebrazione della Parola, la benedizione, la professione di fede, il Padre nostro, le litanie dei santi, la riflessione, l’intercessione tutto vissuto in un contesto di canto e di cura che rende la celebrazione stessa lunga tanto quanto la Messa e altrettanto “fatta bene”.
La Messa infatti non è il “lavoro del prete” perché altrimenti sarebbe come dire a dei genitori che essere papà o mamma è questione di portare avanti un mestiere e non di investire il proprio cuore, il proprio amore, la propria vita.
Nei prossimi numeri del nostro mensile “In Cammino” proseguiremo ancora la riflessione con ulteriori approfondimenti in particolare cercando di condurre ad alzare lo sguardo per vedere come la liturgia delle Esequie senza Messa viene vissuta in numerose altre realtà d’Italia, della nostra diocesi ed è la normalità assoluta in tutto il resto del mondo.
Intanto però spero di aver chiarito meglio la scelta per chi vuole capire e gode di una preziosa libertà e apertura mentale. Il Signore accompagni il futuro della nostra comunità in questa epoca di cambiamenti che certamente ci chiede maggiori libertà e profonde aperture della mente e del cuore.
Il Parroco
Don Alessio Colombo